Suonala ancora Sam. Commenti a freddo sulla Kerning 2017

TLDR;

La giornata è stata per la prima metà carina e per la seconda metà meno carina.
Il talk più tecnico tra tutti quelli presentati ha annunciato una roba grossa (tipograficamente parlando) mentre quello più bello parlava di riviste comunemente dette "zozze". Insomma, confermo che vale la pena andare al Kerning.


Versione estesa

Anche quest’anno sono andato al Kerning, la conferenza internazionale sulla tipografia che si svolge a Faenza.
Questa volta, a differenza delle altre, non conoscevo nessuno degli speaker. Considerando che la conferenza rappresenta sempre l'occasione per rivedere tutti insieme amici e colleghi (colleghi in senso largo), questo aspetto è passato decisamente in secondo piano.

Faenza, il teatro Sarti, e la tipografia nel cortile messi insieme sono sempre un contesto stupendo ed ogni anno, a fine evento, è difficile che torni a casa senza un poster o qualcosa di "stampato" da appendere.

Saluti da appendere 👋
Saluti da appendere 👋

I talk

Rileggendo a freddo gli appunti, anche quest'anno faccio una distinzione tra i talk ritenuti senza dubbio positivi e quelli che (per così dire) hanno dei margini di miglioramento.
Senza soffermarmi troppo sui singoli dettagli, ecco una short list dei migliori.

Hot type

Caratteri che scottano 🔥
Caratteri che scottano 🔥

Primo posto, senza ombra di dubbio, per il talk di Dan Rhatigan che ha collezionato numeri di riviste underground gay americane pubblicate dagli Anni '50 in avanti, analizzandone l'evoluzione nel tempo.
Inizialmente la grafica, le immagini, la tipografia, i testi, rendevano i numeri di questa fanzine simili in tutto e per tutto alle riviste sportive, perché non dessero troppo nell'occhio ("uniformare" all'epoca era l'unico modo per tenere in piedi la rivista di una minoranza sociale, in un momento storico in cui la società non brillava di certo per "apertura" e flessibilità).
Col passare del tempo le immagini, i titoli e gli stessi font hanno attraversato – come i protagonisti di queste riviste – un momento di "liberazione", per poi andare pian piano in una direzione più vicina (praticamente) alla volgarità.

Alla fine, credo proprio con l'intento di eliminare ogni riferimento all'omosessualità, il buon Dan ha dato vita a una raccolta delle copertine "al netto" di immagini e colori, in modo da mettere in risalto tipografia (e la griglia?) delle stesse. Molto bello.

Quando si dice andare al nettare delle cose.
Quando si dice andare al nettare delle cose.

offtopic

Il talk mi ha ricordato PG porn, il cui sottotitolo era "For people who love everything about porn...except the sex.".


Altri due talk secondo me degni di nota sono rispettivamente quelli di Antonio Cavedoni e di Thomas Phinney.

Tecnici e artisti, fate la pace.

Il nostro Antonio ha fatto un excursus sulla storia della tipografia ed è arrivato a parlare dell'importanza che ricoprono nell'ambito la scienza e l'arte, entrambe necessarie per creare font.
Secondo Antonio questi due approcci — uno più matematico, l'altro più artistico — non devono essere contrapposti ma devono piuttosto integrarsi ed influenzarsi positivamente a vicenda.
A questo punto, ad esempio, a me sono venute in mente le infinite battaglie tra designer e front end developer che discutono sul quando e sul dove utilizzare eccezionalmente uno stile e non quello prefissato per lo scopo.
Penso che questi talk pacificatori, che mostrano un nuovo modo di leggere il problema o di approcciare a una certa sovrapposizione di ruoli, siano pacificatori dell'anima (l'anima depressa e martoriata dello sviluppatore).

Una foto storica di un front-end con alle spalle un designer ⌨️
Una foto storica di un front-end con alle spalle un designer 🖥

Variable fonts

L’ultimo talk di questa mia strettissima selezione è quello di Thomas Phinney, una sorta di nerd (anche) della tipografia. Il fatto che fosse nerd lo confermava anche il suo outfit tanto brutto da esser bello.

Non si vede ma aveva dei calzettoni che io avrei fatto fatica a portarli sulla neve ⛷ Poteva permetterselo, era mostruosamente bravo
Non si vede ma aveva dei calzettoni che io avrei fatto fativa a portarli sulla neve ⛷ Poteva permetterselo, era mostruosamente bravo

Ha fatto un talk molto tecnico riguardo i font variabili, un nuovo tipo di standard molto interessante: in sostanza, in questo caso un font possiede al suo interno una serie di variabili che permettono di cambiarne le caratteristiche.
In questo modo si possono avere la versione bastoni e quella serif dello stesso font, ognuna delle quali sia thin sia bold, ognuna con più o con meno effetti. E tutto questo all'interno dello stesso oggetto.
Ricapitolando: non più 6 pesi diversi dello stesso font, ognuno con la versione slab, serif e bastoni, ma un unico font con dei parametri che permettono di averne tutte le varianti possibili. Se capisci quello che sto dicendo capisci anche che si tratta di un bel cambiamento.

Applicabile dove? Ovunque. Progetto nato e creato con tutti i crismi dei tempi che corrono, quindi formato aperto e applicabile dovunque. Tutti i big player hanno partecipato alla stesura delle specifiche e tutto è stato portato avanti in modo aperto e collaborativo. Sai quelle cose che ti fanno dire: "Cavolo, sono proprio avanti all'estero per queste cose..."?
Ecco, proprio una di quelle.

Se vuoi vedere di cosa sto parlando, Axis Pracis ha un assaggio dei variable fonts.


Angolo lamentele

La seconda parte della giornata ha visto un paio di speaker che definirei non proprio navigati. In particolare, una di loro leggeva (mai, mai, mai leggere!), mentre un altro ha fatto decisamente poco cappello introduttivo al tema esposto.
Peccato perché entrambi i temi erano interessanti e secondo me, se fossero stati introdotti e raccontati un pochino meglio, sarebbero potuti essere alla stregua dei "migliori".

Infine, c'è un ultimo aspetto che ogni anno noto e di cui sento parlare, sempre un po' a mezza bocca: il livello di inglese di chi fa la chiusura della conferenza.
Mentre durante l'intera giornata si parla sempre e solo un inglese impeccabile, con una bravissima e fedelissima Simone Wolf che presenta ogni speaker (da farle una statua, a Simone), durante la fase conclusiva viene fuori un inglese maccheronico che proietta all'istante la conferenza in un contesto improvviso di provincialismo. Gli organizzatori sono bravi in tutto eh, bravissimi. Però mannaggia mannaggia — dico io, la chiusura falla fare a qualcuno di fluent. Che sarebbe la ciliegina sulla torta. Vabè, speriamo nell'anno prossimo.

Keep going, Kerning

Forse non è stata la migliore Kerning in assoluto. Forse quest'anno mancavano quelli che chiamo mostri sacri (tipo Connaire, Franchi, Hische, Maag etc etc) ma valeva sicuramente la pena andare e sono contento di essere andato.
Non solo, spero caldamente che Kerning continui per molti anni a venire.

PS. Devo dire che gli organizzatori riescono, comunque, a trovare il modo di mettere la ciliegina sulla torta. Tra il bar Clandestino e la birra fatta in casa, chiunque andrebbe via con il sorriso sulle labbra... anche se la chiusura la facesse il senatore Razzi 🍺👏

W Kerning!

Chiusura con altri due mostri sacri in platea 👹😝
Chiusura con altri due mostri sacri in platea 👹😝

ps. Ci sono altri ottimi post sulla conferenza. Quello di Emmaboshi e quello di Giancarlo ne sono due esempi.

pps. Le foto le ho rubate malamente su Twitter. Chiedo venia in anticipo.