Palette

Intro: ho già in canna un post per dConstruct e tra oggi e domani con il From the front ne avrò di sicuro un altro da pubblicare.
Questo è pronto da un po' di tempo ormai. Non ha avuto tutta la revisione che meritava ma il rischio che invecchi è alto, quindi lo pubblico e amen.
Se trovi qualcosa che non va sentiti libero di svergognarmi in pubblica piazza (twitter o facebook, al massimo).
A presto con altri post.

Mi trovavo di passaggio a Melbourne

L’anno scorso nella prima tappa del mio viaggio famoso viaggio Australia-Cina-Corea, ero andato a trovare il leggendario Pizzulata a Melbourne.
Una sera Pizzulata mi aveva presentato un suo amico, tal Djordje (Dj). Mi aveva detto: “Un tipo in gamba, ha appena concluso due campagne di crowdfunding per la sua startup, Swatchmate, è gli è andata alla grande. Tra l’altro potrebbe anche aver bisogno di una mano da parte tua”.
Aveva ragione: in quel periodo Djordie aveva bisogno di una mano, così mi ero messo all'opera e in un paio di giorni avevo messo su il suo sito (disegnato da Pizzulata). Alla fine del lavoro ci eravamo salutati, entrambi soddisfatti, dicendoci che prima o poi ci saremmo risentiti.

Per farla breve

Così, dopo un anno, ci siamo risentiti. Swatchmate nel frattempo era cresciuta: nuovo ufficio, team passato da 3 a 6 persone, tanti clienti ed anche molto importanti. Il prodotto era maturato ed era arrivato il momento di ripensare l’immagine coordinata.

Anche per me le cose erano cambiate: avevo chiuso la partita IVA e insieme ad altri 4 supereroi avevo dato vita a Modo.
Insomma eravamo cresciuti entrambi.
Mi è sembrata una cosa bella.

Si potrebbe rifare

Swatchmate aveva affidato la "rinfrescata" della propria immagine a Project of imagination (POI), realtà che lavora nel campo del visual design spaziando dalla progettazione di font a quella immagini coordinate. Ho scritto l’ultimo post pensando a loro.
Per questo progetto, POI ha quindi realizzato tutta l’immagine coordinata, il naming (passato da Swatchmate a Palette), un font ad hoc e, ovviamente, il layout del sito web.

Quando era arrivato il momento di parlare di codice, DJ aveva fatto presente che per il progetto aveva già una persona della quale si fidava e che quindi non avrebbero dovuto cercare oltre: quella persona ero io (how sweet 😍😍😍).
Dopo un paio di call con Dj per capire se eravamo allineati su tempi e costi, abbiamo realizzato entrambi che la cosa - con mia grande gioia - si poteva fare.

One for the money, two for the show

Dopo aver parlato di cifre in maniera generale, partendo dal Killer contract (già citato precedentemente), abbiamo firmato un preventivo e un contratto su cui è stato chiarito tutto quello che era possibile chiarire: una parte del progetto era certa (preventivata a corpo), mentre una parte non era preventivabile in quanto ancora da definire; per questa seconda parte abbiamo adottato una tariffa a tempo.

Per la cronaca: a fine progetto entrambe le parti hanno onorato il contratto facendo più di quanto chiesto. I tempi di pagamento delle fatture, più che australiani, sono stati svizzeri.

Come lavori con un committente dall’altra parte del mondo

Anche se noi di Modo lavoriamo tutti da remoto, lavorare per un cliente che si trova dall’altra parte del mondo è risultato un pelino diverso dal lavorare con una persona che si trova ad Aosta.


Nulla che comunque non abbiamo risolto con un paio di call.

Fuso orario

Ha presente Remote, il libro di Jason Fried? Ecco, come diceva il nostro amico Jason, lavorare da remoto può essere comodo: avendo per forza di cose poco tempo per allinearsi (nel nostro caso avevamo una, massimo due ore al giorno), si è costretti ad essere sintetici nell’allineamento. Poi si ha il resto della giornata per lavorare senza interruzioni. Tutto vero.

Comunicazioni

Noi Modi usiamo tantissimi tool di ultimo grido per tutto quello che facciamo.
Partendo da Slack per comunicare, passando a Gitlab per i repository Git, a Trello, Screenhero e altri.
La situazione per Swatchmate era la stessa: messi davanti alla lista dei tool che usiamo di solito, i ragazzi hanno ribattuto con un elegante: “Ah sì, usiamo più o meno le stesse identiche cose”.
Lacrime di commozione.

Poi però abbiamo dovuto fare i conti con POI. La loro risposta è stata un tantino diversa: “Emh sì, tutto molto bello, eh. Noi però usiamo le email e non abbiamo intenzione di installare qualcosa o iscriverci a nessuno dei vostri servizi.”.
Morale: siamo andati avanti per un mese a forza di email, file allegati e (al più) chiamate Skype.

Quando lo ha saputo, il Dalai Lama ha voluto incontrarmi per stringermi la mano :-)

dalai ❤️ decarola

Questo particolare mi ha costretto (per pace di tutti, nostra in primis), a fare un recap quotidiano su come stava evolvendo il lavoro. All’inizio via email, poi con una call Skype.
Se avessimo usato i tool sopraccitati, avremmo risparmiato questo sforzo.

Tempi

Le tempistiche sono state organizzate in due momenti distinti. In un primo momento, l'obiettivo era andare online a tutti i costi, per via di articoli che riguardavano Swatchamte e che stavano uscendo in ammerica. In un secondo momento avremmo invece curato i dettagli del tutto.

A giochi fatti dico che è stata una buona soluzione: insomma, prima online con una scadenza che non si poteva rimandare e poi il tempo necessario per finire i dettagli. Alla grande.

Al lavoro

Il lavoro vero e proprio si è svolto, in linea di massima, senza grossi intoppi: abbiamo realizzato quanto progettato da POI (segnalando dove possibile criticità e punti deboli), abbiamo affiancato nella messa online e suggerito tutto quello che potevamo suggerire.
Dj ha avuto spesso un approccio del tipo:"Mi fido di voi, ditemi voi qual è la soluzione migliore". Questo ci ha fatto sentire a nostro agio e ha permesso a tutte le figure coinvolte di lavorare serenamente. E soprattutto in questo modo la triade SwatchMate-POI-Modo è riuscita a fare, in tempo e in budget, tutto quello che si era proposta di fare. Con grande gioia di tutti.

Il risultato finale? Puntate i vostri browser su palette.com.

Per i più nerd

Se sei nerd, meriti di sapere almeno con cosa e su cosa abbiamo lavorato questa volta.
Come al solito la toolchain in campo era di tutto rispetto:
avevamo un Grunt come task runner, che compilava un Pattern Lab che ci ha aiutato ad adottare un approccio atomico al design. In particolare Grunt ci ha aiutato parecchio per le versioni dei css che abbiamo usato per i temi di Shopify e di Zendesk (rispettivamente per ecommerce e area supporto).
A seguire l'ormai popolarissimo Sass come preprocessore per i CSS. Tutto sotto un repo Git su Gitlab che ci ha permesso di lavorare da remoto. In questo caso, davvero molto remoto :-)
Infine tutto è stato pubblicato su Amazon, che pare sappia il fatto suo in fatto di hosting.
Bonus tip: uno special thanks anche per il magico Kraken, che ottimizza le immagini come nessuno.

Alla fine della fiera

Fatti due conti, tra modalità di lavoro, feedback e tempi di pagamento, dovrei prendere un aereo, andare in Australia e abbracciare Djordje e tutti i ragazzi di Palette.
E già che ci sono, ergere una statua al leggendario Pizzulata :-)